martedì 17 settembre 2013

Rimozione delle dighe: l’utopia diviene realtà

Una diga sull'Elwha River, Washington, attualmente in fase di smantellamento (foto: Wikimedia Commons)
Avrei voluto scrivere questo post poco tempo dopo quello riguardante l'impatto delle dighe sugli ecosistemi fluviali, che potete trovare qui: Una diga, mille impatti
Meglio tardi che mai, comunque. Sono ancora in tempo a inserire un link, dove potete trovare una serie di video del National Park Service del Ministero degli Interni USA. I filmati documentano passo per passo un processo di restaurazione ambientale “da manuale” tuttora in corso, riguardante il fiume Elwha, nello stato di Washington. Ecco qua: Elwha River Restoration
Per questo dibattutissimo progetto, il più grande che abbia mai avuto per oggetto la rimozione di una o più dighe, sono stati stanziati dal governo ben 350 milioni di dollari. Una cifra niente male.
Nel primo post sulle dighe, avevamo analizzato quali fossero gli impatti di queste opere sugli ecosistemi fluviali. Ne era uscito un quadro piuttosto serio, evidenziando come la regimazione dei fiumi finalizzata al controllo delle piene, della produzione energetica e, soprattutto, alla creazione di scorte d'acqua, in quest'era di cambiamento climatico, sia spesso necessaria, ma al contempo fortemente invalidante per gli equilibri biologici dei fiumi ed il benessere dei loro abitanti, a cominciare dai pesci.
I fiumi della costa occidentale del Nord America, che sfociano nell'Oceano Pacifico, ospitano un gran numero di specie ittiche, tra le quali i salmoni e le trote del genere Onchorhynchus. Ben sette di queste specie (chinook, coho, chum, sockeye, pink salmon, steelhead, coastal cutthroat trout), più due di Salvelinus (bull trout e dolly varden), sono i salmonidi migratori naturalmente presenti nel fiume Elwha, tutti in crisi più o meno profonda a causa della costruzione delle due dighe che impediscono loro il raggiungimento dei letti di frega situati nella parte alta del corso d'acqua. I lavori per la rimozione della prima diga iniziarono nel settembre 2011 e già a marzo 2012 il lavoro era stato completato, ristabilendo parte della continuità longitudinale del corso d'acqua.

giovedì 22 agosto 2013

L'impatto del siluro, e delle specie alloctone, sull'ecosistema - nuovi studi

Silurus glanis (@wikimedia commons)

Prima di scrivere questo articolo ci ho pensato non poco.
Prima perche' l'argomento e' da sempre controverso, e poi soprattutto perche' essendo coinvolto in prima persona nello studio non sarei riuscito a mantenere l'abituale imparzialita'.

E' passato cosi' quasi un anno dalla fine del lavoro, e gia' alcuni mesi dalla pubblicazione, prima che mi decidessi a scriverne.

Ma partiamo dal principio:

La prima serie di articoli pubblicata su questo blog aveva come oggetto il siluro (Silurus glanis) in quanto voleva essere una specie di "riassunto" delle informazioni disponibili su questo pesce.
La serie voleva prima di tutto essere una fonte di riferimenti scientifici in forma divulgativa, in modo da risparmiare tempo nelle annose discussioni che all'epoca imperversavano nei vari forum tematici.

Partito da un'analisi sulla quantita' di cibo ingerito dal siluro, ero poi passato a vedere di che tipo di cibo si trattasse. Quindi sulla base di questo avevo stilato una valutazione d'impatto (grossolana) e per finire esplorato alcune possibilita' di contenimento ed eradicazione.

Questa serie di articoli e' tutt'ora tra gli articoli piu' letti di questo blog.

Ma non poteva finire la'. Durante la stesura degli articoli mi ero accorto di due cose:

1 - Mancavano completamente o quasi ricerche fatte in Italia, pur essendo una tra le specie introdotte piu' controverse e malgrado molti studi millantati
2 - Mancavano informazioni sull'impatto in casi studio, in Italia ma anche all'estero, per via della difficolta' nel reperire dati adatti che permettessero di studiare il problema seriamente

Fortuna volle che, tramite amicie comuni, entrassi in contatto con l'universita' di Ferrara dove il team di ricerca stava gia' lavorando ad un progetto riguardante il siluro e piu' in generale le specie alloctone. Progetto a cui ho potuto dare il mio contributo.

La scardola italica (S. hesperidicus) una delle specie con il declino piu' accentuato nell'area di studio (@ ittiofauna.org)

L'idea di fondo era cercare di capire se e come l'espansione del siluro avesse impattato sulla fauna autoctona nella rete dei canali della pianura padana. Un ambiente molto particolare.

La rete idrica e' molto complessa e l'area pesantemente antropizzata, il livello delle acque nei canali della rete idrica e' abbassato durante la stagione invernale dal consorzio di bonifica fino quasi a restare in secca. In alcuni canali vengono anche effettuati prelievi autorizzati del pesce, al fine di spostarlo in altri canali limitrofi prima dell'asciutta. Questo offre la possibilita' unica di avere un'istantanea completa della popolazione ittica del canale in quel momento, in quanto pressocche' tutto il pesce viene catturato e trasferito.

Ovviamente questo e' anche uno dei modi in cui le specie alloctone vengono spostate (assieme alle autoctone) da un canale all'altro. Ma esse possono comunque passare dal corso principale del Po a tutti i corsi di ogni ordine della rete idrica anche per altre vie.

Dunque, in questo regime molto particolare che dura da decenni, qual'e' stato l'impatto del siluro e di altre specie alloctone?

Per verificarlo abbiamo utilizzato un metodo molto diretto: abbiamo preso in esame 14 canali della rete idrica con simili caratteristiche e che non avessero subito modifiche sostanziali alla loro morfologia negli ultimi 18 anni.

Poi siamo andati a controllare elementi quali la composizione di specie durante 4 eventi di svuotamento e trasferimento dei pesci dal 1991 al 2009. Il trend era piuttosto univoco in tutti gli ambienti:

le specie autoctone erano in declino, mentre in generale aumentavano in corrispondenza le specie alloctone



Le variazioni di numero di individui e biomassa delle varie specie, dall'alto al basso rispettivamente di specie alloctone, autoctone, alloctone di vecchia introduzione e di nuovo alloctone.

La situazione odierna e' sconcertante. La comunita' ittica e' infatti dominata da poche specie, tutte alloctone. Su tutte il siluro ma anche la carpa (di grandi dimensioni), a seguire luccioperca, breme e pseudorasbora (in declino).
Le specie autoctone, che prima prosperavano, ora sono ridotte al lumicino o estinte.

Ma quindi qual'e' la causa di tutto questo? Come abbiamo gia' detto in questi canali non e' cambiata la morfologia ne' e' cambiato il regime idrico o di gestione ittica.

Potrebbe essere cambiata la qualita' delle acque stesse? Siamo andati a verificarlo utilizzando i dati completi della serie storica sui vari parametri delle acque, rilevati durante tutto il periodo. Inoltre abbiamo analizzato tutta la letteratura disponibile sugli effetti che i vari parametri chimico/fisici dell'acqua hanno sui pesci in oggetto, o su specie simili quando non c'era altro di disponibile. Le condizioni dell'acqua non erano tali da impedire la vita delle specie autoctone ma al massimo potevano portare a stress periodici.

Il risultato era chiaro anche in questo caso:

scarsa o nulla correlazione con i parametri fisici dell'acqua, che non sono sostanzialmente cambiati durante il periodo studiato


Le cause del declino sono dunque probabilmente da attribuire principalmente alle interazioni tra specie alloctone ed autoctone, tra cui il siluro forse ha giocato un ruolo di rilievo, all'interno di un ecosistema estremamente semplificato ed antropizzato, che probabilmente esaspera le interazioni ecologiche. I canali che un tempo fungevano da nursery per le specie autoctone sono adesso dominate da una fauna danubiana.
E cosi' un giorno manderemo cartoline in Ungheria con francobolli come questo

Non e' dunque vero che il siluro o gli alloctoni  non hanno impatto o che possono coesistere assieme a tutte le altre specie. Almeno non e' vero in questa situazione, che purtroppo e' rappresentativa di molti sistemi all'interno del suo areale di introduzione. Ne' e' vero neanche che la causa del declino delle specie autoctone sia principalmente dovuta solo all'inquinamento o agli interventi in alveo.

Ma non e' finita qua, perche' rimangono ancora alcuni punti che meriterebbero di essere investigati seriamente. E ci stiamo lavorando (seriamente) sopra.

Bibliografia:





  • Castaldelli G., Pluchinotta A., Milardi M., Lanzoni M., Giari L, Rossi R., Fano E.A. 2013
  • Introduction of exotic fish species and decline of native species in the lower Po basin, north-eastern Italy

    martedì 13 agosto 2013

    Uno, nessuno, CENTOMILA



    Uno,

    Nessuno, 

    100.000 visitatori da Giugno 2010, quando il blog e' stato creato

    Una media di 33.000 visitatori all'anno non sono molti, ma sono pur sempre oltre 2500 persone al mese (in media) che hanno potuto leggere informazioni nuove e contenuti originali.
    In realta' ultimamente le visite sono molto di piu', verso le 3000 al mese con picchi storici da oltre 4000 visite. Lo so, sono un niente nel panorama globale di internet.

    Pero' va tutto rapportato, Paperfish si rivolge a poche persone (per via della lingua) con un interesse specifico (per via degli argomenti) e insomma non va niente male per quello che fa. Non facciamo pubblicita', non facciamo spam, non parliamo di casi di attualita', non facciamo polemica gratuita e neanche mettiamo tette e culi per alzare il numero dei lettori ad ogni costo.

    89 post pubblicati (con questo 90) di cui certo una parte riguarda il blog e le sue funzioni, o perfino le opinioni personali di chi scrive, ma la maggior parte ha un forte connotato scientifico e divulgativo.

    Tutto questo grazie a due studentelli.
    Un  paio di signor nessuno, senza dubbio, ma che se non altro hanno colmato un bel vuoto nel panorama della rete e dell'informazione disponibile in Italiano.

    Quali sono le cause di questo relativo successo?

    Non sarebbe molto modesto dire che e' merito nostro, del nostro talento. Ma di sicuro in parte lo e', e non vedo perche' non riconoscere il frutto del sudore della nostra fronte.

    Sicuramente in parte e' anche dovuto al fatto che non c'era (e non c'e') una fonte d'informazione relativa alla fauna ittica e all'ecologia e gestione delle acque dolci, in Italiano, accessibile a tutti e gratuita. Se si esclude ittiofauna.org, dove almeno ci sono schede sui pesci molto ben fatte, anche se focalizzate solo sulla tassonomia.

    Non per ultimo, forse anche grazie al numero di cattiva informazione propagata negli anni da altre fonti. E' piu' facile essere bravi quando l'unico paragone e' il peggio.

    Cosa manca?

    Manca una discussione piu' allargata e piu' partecipata.
    Certo, un blog non e' per forza lo spazio piu' adatto per discutere, ma i commenti sono pochi e ancora meno sono quelli che sviluppano una discussione interessante e costruttiva. Non so ancora come fare a cambiare le cose, o se questa sia la piattaforma adatta. Ma ci sto pensando.



    Manca una pluralita' di voci tra gli autori.
    Cioe', in sostanza, mancano altri autori. Che sono importanti, almeno se si vuole che un blog come questo non si riduca ad essere solo una soapbox in  Hyde Park. Nel caso aveste idee o voleste proporvi per scrivere qualche articolo (anche in cooperazione) contattateci alla mail del blog (paperfishbiologyXYZ@gmail.com, togliendo le lettere antispam XYZ).

    Manca anche di affrontare qualcun altro dei problemi reali del mondo dei pesci e della pesca.
    Non dico cose come la spazzatura sulle sponde o il bracconaggio ma piuttosto altri temi caldi che riguardano di piu' la sfera ecologica e meno quella sociale. Come interazione tra specie, ripristino e gestione, magari anche un po' di ecotossicologia.

    Piano piano, ci arriveremo.

    lunedì 24 giugno 2013

    Sampei - le 10 cose che parevano inventate ed invece... (parte seconda)

    Carpe spaziali! Avrebbe gridato Goldrake se fosse andato a pesca.. (Immagine @ Mobygames)

    A volte serve davvero staccare un po' dalla serieta' e dal lavoro.

    Ultimamente sono rimasto parecchio sotto pressione, lavorando anche alla sera e nei weekend per elaborare un grosso progetto europeo.

    In piu' in cantiere ci sono altri post pieni di informazioni e non sempre facili da leggere e digerire. Dopotutto imparare costa fatica e non ci sono sempre facili scorciatoie.
    A volte occorre rilassarsi, e questa e' una di quelle volte.

    Nella scorsa puntata abbiamo visto le prime 5 cose di Sampei che parevano inventate ed invece sono vere (o quasi). Ora andiamo a fare il pieno del resto.

    6 - Il pesce dei sogni

    Nell'episodio 36 ("il mostro della vecchia palude"), Sampei riesce a guadinare, dopo la solita lotta e chissa' quante madonne, un pesce incredibile.


    Come dicono i soliti  pensionati pescatori onnipresenti nei cartoni di sampei e pronti a consigliare come organizzare il cantiere pescare meglio: "ha la testa di un coccodrillo e il corpo e' quello di un pesce".

    Come dice Sampei, "e' stupendo che esistano pesci che non conosciamo!" Ma parla per te, rEgazzino.

    Lo avrete gia' indovinato, si tratta di un alligator gar, Atractosteus spatula. O luccio alligatore.Un pesce originario degli stati uniti e il piu' grande rappresentante della famiglia dei Lepisostei.

    Alligator gar (@ Wikimedia commons)

    7 - Le carpe cosmiche

    Episodio 39, in pieno periodo LSD dell'autore (fateci caso, un sacco di episodi con robe strane uno attaccato all'altro). Sampei ed il nonno Ippei si cimentano con la pesca delle carpe spaziali, guidati da un tizio con un cappello buffo e le pupille talmente dilatate che ha gli occhi di uno squalo.

    Un tizio davvero credibile, no?



    Ma torniamo alle carpe cosmiche. Queste sarebbero carpe con il corpo trasparente, che si vede tutto dentro.

    No, non esistono carpe o carassi dalla pelle trasparente, anche se alcune mutazioni di pesci rossi sono particolarmente decolorate.
    In compenso esistono parecchi pesci, di parecchie famiglie diverse, che sono quasi perfettamente trasparenti.




    8 - Il takitaro

    Negli episodi 14, 15 e 16 Sampei va a pescare un pesce chiamato takitaro. Una specie di salmerino gigante che vive in un crepaccio idrotermale in fondo al lago.

    Beh, come in altri casi anche qua c'e' un fondo di verita'.

    Esiste davvero un lago chiamato Otori (Otori-ike) in Giappone, si trova davvero sulle montagne e per di piu' si e' formato davvero in seguito ad una frana che ha bloccato un fiume. Proprio come accennato negli episodi.

    Vuoi vedere che anche il takitaro esiste davvero?
    E infatti, pesci simili ai salmonidi ma di dimensioni eccezionali sono la norma nel folklore locale. Questi pesci sarebbero stati avvistati piu' volte, pescati ed anche filmati da una tv locale (filmato che non sono riuscito a trovare). E ce ne dovrebbe essere piu' di uno. Non solo quello che Sampei ha perso nel crepaccio.

    Come al solito le ricerche effettuate hanno portato a risultati poco conclusivi. La popolazione del lago, composta da salmerini di fonte, trote iridee, dolly varden (un altro salmerino del pacifico) e salmoni masu non sembra capace di produrre individui giganti.

    L'ipotesi piu' accreditabile e' che nel lago vi sia una piccola popolazione di Ito (Sakhalin trout) cresciuti a (s)proporzione. Ma c'e' un solo modo per scoprirlo, organizziamo un viaggio?


    9 - l'Ayu

    L'ayu e' un pesce della famiglia degli sperlani. Roba che in Italia non abbiamo ma che all'estero fa andare tutti matti. Sono pesci che vivono poco (in generale 1-2 anni massimo) e compiono migrazioni riproduttive, in questo caso dal mare ai fiumi. 

    Ayu (@ Wikimedia commons)

    Non solo esiste ma anche in questo caso si pesca davvero come mostrato nel cartone.

    La tecnica si chiama ayu-no-tomozuri e prevede l'utilizzo di un pesce vivo come esca che provochi la reazione territoriale di altri pesci. Scontrandosi questi ultimi rimangono impigliati negli ami che compongono la montatura.





    10 - Solo leggende

    Nell'omonimo episodio, il numero 38, Sanpei ha la brillante idea di andare a pescare in un posto chiamato "la palude dei mostri" dove sono spariti molti pescatori, cosi' perche' gli gira.

    Il mostro esiste veramente ed e' una salamandra gigante del Giappone (Andrias japonicus) o hanzaki. E' una salamandra molto longeva che arriva quasi al metro e mezzo di lunghezza.

    Un samurai lotta contro una salamandra gigante (@ Wikimedia commons)

    Mostro mitologico anche nel folklore Giapponese, era all'epoca un anfibio abbastanza in pericolo di estinzione. Esemplari di questa specie (e della specie molto simile che vive in cina) si potevano trovare in tutti i principali acquari e non mi dimentichero' mai quando l'ho vista per la prima volta dal vivo.

    Tra l'altro e' anche l'unico (che io sappia) anfibio resistenti alle infezioni fungine che hanno mietuto vittime nelle popolazioni di mezzo pianeta.

    BONUS

    11 - Il pesce mangia anatroccoli


    Nell'episodio 30 Sampei pesca un siluro usando come esca un topo vivo, portato al largo con un sistema di angurie scavate e galleggianti, e usando una mucca per tirare fuori la bestia. Un sistema abbastanza complicato per tirare fuori quel pesce, che si stava mangiando gli anatroccoli della solita bambina stracciamarr "simpatica" giapponese.

    Niente, con buona pace di tutti, il "namazu" della tradizione popolare giapponese si mangia davvero gli anatroccoli, ma anche uccelli molto piu' grandi.



    Di storie ce ne sarebbero anche altre da raccontare. C'e' quella di Sanpei che si batte per costruire dighe sui fiumi, quella del kokuren, del pesce arabescato, del serpente barzotto, quella dei due o tre episodi ripetuti etc. Magari un domani...


    lunedì 3 giugno 2013

    Sampei - le 10 cose che parevano inventate ed invece... (parte prima)


    Quando si parla di pesca e vintage non si puo' non parlare di Sanpei. Un cartone animato che ha segnato la mia generazione e condizionato le passioni di molti pescatori in Italia.

    E ci e' andata bene, che se ci facevamo condizionare da altri cartoni a quest'ora eravamo dei bombati di steroidi che cercano di far esplodere teste a cazzotti. Oppure staremmo costruendo robot giganti nelle nostre basi sottomarine.
    Ci e' andata bene, vi dico.

    Ai francesi l'hanno tradotto come Paul le pecheur, che piu' gianfransua' di cosi' si muore. Ci e' andata di lusso.

    Tutto nasce da un manga di Takao Yaguchi ('73-'83) chiamato Tsurikichi Sanpei (Sanpei, entusiasta pescatore), poi trasformato in serie TV (109 episodi trasmessi in Italia a partire dal 1982, a tempo record appena finita la trasmissione in Giappone) ed infine nel 2009 anche in un film diretto da Tsunehiko Watase.

    Nel cartone Sanpei, un precisino della fungia traslato nella pesca, va in giro per il Giappone (e il mondo) pescando i pesci piu' grandi sotto al naso di gente che ha cercato di prenderli per una vita. Invece di affogarlo di solito diventa amico di tutti. E' un cartone, ovviamente, ma c'e' qualcosa di vero?

    In parte grazie alla fantasia dell'autore ed in parte grazie alla traduzione in Italiano siamo cresciuti con un concentrato di mito e leggenda, distillato in un cartone. Oggi andiamo a vedere quanto c'e' di vero in 10 elementi portanti del cartone.
    In due puntate da 5 l'una.


    1 - Sampei

    Sampei nella versione originale si chiamava Sanpei, con la enne. Ma si sa, in Italia era il momento di Bigbabol e Bigfrut, vorrai mica lasciare il nome cosi' com'e' che poi i bambini si impressionano pensando ad un santo pescatore e si confondono con Sanpietro.


    E' cosi' che i traduttori (lo studio ARIZONA), magari presi dalla fretta di consegnare il tutto in tempo, oppure per effetto di caffeina ed altre drogucce assortite si prendono la prima grande liberta'. Cambiano il titolo in "Sampei, il ragazzo pescatore" e buonanotte.

    Come vedremo non sara' l'ultima delle liberta' che si prendono.

    Pero' l'intero concetto di Sampei e' comunque ispirato ad una storia vera. Il sig. Yaguchi aveva veramente un nonno ed un migliore amico ai quali si e' ispirato scrivendo il cartone, la zona dove abita Sampei (vicino al monte Kanmuri) esiste davvero ed e' (piu' o meno) come si vede nel cartone, la maggiora parte delle tecniche di pesca adottate sono vere o almeno verosimili.


    2 - Il matsugoro

    Il matsugoro (episodi 40-42) esiste davvero,

    un perioftalmo della malesia (@ Wikimedia)

    ma nonostante il nome giapponeseggiante non si chiama davvero matsugoro ma piuttosto mutsugoro (con la U) oppure ancora meglio tobi-haze (che vuol dire piu' o meno ghiozzo aquilone, in giapponese). Matsugoro (ma anche mutsugoro) sono in realta' cognomi giapponesi, che ovviamente non c'entra niente con i pesci, altra liberta' dei nostri traduttori, ma questa volta passi.

    Questa famiglia di pesci anfibi, chiamati anche perioftalmi, e' diffusissima nelle piane di marea di tutta l'asia, anche se alcune specie sono in pericolo di estinzione.

    E non solo esistono, lo pescano davvero cosi' come abbiamo visto nel cartone. Giuro.


     3 - L'itou delle paludi

    Nel cartone (episodi 24-26) e' un pesce della famiglia dei salmonidi che vive nelle paludi di Kushiro, in Hokkaido. Quello che Sampei e Yachibonz riescono a prendere, dopo una dura lotta, e' lungo un paio di metri.

    Intanto le paludi esistono davvero, e sono davvero a Hokkaido. Niente male come inizio.

    In piu' le paludi ospitano il pesce d'acqua dolce piu' grande del giappone, l'Ito o Sakhalin taimen (Hucho perryi). Bingo!
    Sakhalin taimen (@ Wikimedia)

    E per quanto riguarda le misure? Beh il record IGFA si assesta miseramente sotto ai 10 kg ma un record non ufficiale riporta 2 m  e 10 cm per un esemplare catturato nel 1937 proprio in Giappone. Un fondo di verita' nella leggenda del cartone o un bagliore di speranza per i nostri viaggi futuri?

    4 - Le carpe cruciane

    No vabbe', su queste c'e' gia' il buon articolo del Dr. Skazz. Andatevelo a leggere.

    5 - Il pesce diavolo 


    Nell'episodio 29 Sampei e suo nonno vanno a bracconare scazzoni di notte con la fiocina, ma incontrano una ragazza che cerca di prendere uno scazzone di dimensioni eccezionali e con le corna di un diavolo. Perche' potrebbe farne una medicina per salvare il padre morente. E poi ti chiedi perche' si estinguono i rinoceronti o gli squali sono a rischio...


    Anche qua un pastrocchio di traduzione. Kajika in Giappoonese indica i pesci della famiglia degli scazzoni (in particolare Cottus pollux, quello che pescano in quest'episodio), cioe' i cottidi. Non i pesci gatto, come vengono chiamati nell'episodio. Ma all'epoca non avevano neanche wikipedia.

    Cottus kazika e' la cosa che si avvicina di piu' al pesce diavolo che cercano di catturare per tutto l'episodio. Non ha le corna e non caccia infilzando i pesci con esse. Che io sappia non esistono cottidi con le corna nei fiumi giapponesi, di pescatori con le corna in compenso...

    E' davvero lungo fino a 30 cm ma non e' raro, anzi e' abbastanza comune. Almeno forse se la cava.

    La seconda parte di questo articolo e' ora pubblicata!

    Ringraziamenti:
    Mi pare il minimo segnalare il blog http://voingiappone.wordpress.com/ su cui ho ritrovato l'immagine e il video della pesca al matsugoro, dopo averlo visto su facebook e perso per mancanza di prontezza a prendere nota.

    mercoledì 22 maggio 2013

    La pesca ricreativa e il suo impatto sulla natura





    La pesca sportiva e' una delle attivita' umane con origini piu' antiche.

    Le sue origini sono collocate nel Paleolitico (40.000 anni fa) da reperti archeologici. Ovviamente a quel tempo la pesca era un'attivita' rivolta esclusivamente all'alimentazione ed effettuata con tecniche rudimentali.

    Tecniche che non erano limitate a reti, arpioni o altro ma che svilupparono gia' circa 20.000 anni fa ami e lenze. Queste ultime si sono evolute nei millenni; il primo resoconto storico della pesca intesa come attivita' ricreativa risale al 1496.

    Oggi la pesca sportiva (cioe' non effettuata come lavoro) si e' evoluta non solo nei materiali, ma anche nell'etica. Negli ultimi 10-20 anni una piccola porzione di pescatori rilascia il pescato invece di trattenerlo.

    Vista la mole di praticanti, l'indotto e il valore sociale della pesca possiamo tranquillamente dire che si tratta di un'attivita' importante della sfera umana. Una ragione in piu' per interrogarsi sulle conseguenze che essa ha sull'ambiente.

    Che impatto ha la pesca sulla natura? E quanto incide in rapporto ad altre attivita' umane?

    mercoledì 17 aprile 2013

    Disinformazione: adesso basta!!!


    Nel far west si vendeva l'olio di serpente per guarire da tutti i mali. Oggi e' cambiato qualcosa?

    Non scrivo frequentemente pezzi d'opinione ma oggi e' diverso.

    Oggi e' arrivato il momento di dire basta..

    Il mondo di oggi e' un mondo difficile, ma dopotutto non e' molto diverso dal mondo di ieri, o dell'altroieri. No, non si stava meglio quando si stava peggio, ma certe logiche ricorrono immutate nel tempo. Sono parte intrinseca dell'essere umano.

    Quando arriva una crisi, un disagio, che colpisce una fetta della popolazione ecco arrivare anche chi di questo cerca di approfittare, come un avvoltoio. A volte gli approfittatori non esitano ad alimentare il disagio; perche' piu' disagio equivale a piu' esasperazione e piu' "business".

    Il modo piu' semplice per approfittarne e' trasformare un sentimento in un ritorno economico. Una trasmutazione degna del miglior alchimista, ma tutt'altro che semplice. Richiede un talento che quasi
    non si piu' fare a meno che ammirare.

    Quasi.

    lunedì 1 aprile 2013

    Il pesce dei miracoli


    Eureka priapis, olotipo

    E' piuttosto recente la scoperta di una specie di pesce che abita le correnti dei fiumi della Nuova Guinea, una specie che cambiera' la storia del genere umano.

    Questo piccolo pesce gatto e' rimasto pressoche' sconosciuto per anni e la storia della sua scoperta e' una storia fin troppo comune. Raccolto per la prima volta nel secolo scorso sul campo dal dr. Dick Swell durante una spedizione esplorativa viene descritto con alcune note relative alla zona di campionamento e poi conservato in alcool viene impacchettato assieme ad altri campioni per essere spedito.

    Se ne perderanno le traccce fino a pochi mesi fa, giorno in cui, Brock Thatfrost, un giovane dottorando al museo di Londra incaricato di lavorare alle interminabili collezioni di campioni dimenticati non si rende conto di avere una tesoro per le mani.

    martedì 5 febbraio 2013

    La percezione del dolore nei pesci - parte seconda


    I pesci provano dolore? - Immagine di nature.com


    C'e' poco da fare, per me e' impossibile "stare sul pezzo" come si dice in gergo giornalistico.

    Semplicemente non ho il tempo materiale di finire gli articoli gia' cominciati (e ce ne sono tanti) ne' di aggiornare i vecchi articoli gia' pubblicati che richiederebbero una revisione.
    Figuriamoci di stare al passo con le notizie di "cronaca" che, pur se interessanti, si succedono con un ritmo troppo rapido per i miei tempi.

    Questo caso e' un'eccezione.
    Non perche' l'articolo arriva al passo con le notizie, ma piu' che altro perche' sono stato fortunato nel poter includere nuovi sviluppi in un testo che stavo gia' elaborando.

    Quest'articolo e' la continuazione del primo sulla percezione del dolore nei pesci e ha l'obbiettivo di completare la storia con una revisione degli articoli piu' recenti. Il tutto ha anche molto a che fare con discussioni recenti a svariati livelli che riguardano la pratica della pesca sportiva tout court ed in particolare la pratica della pesca con esche vertebrate vive. Discorso di cui non entro nel merito e che magari sara' oggetto di un post dedicato, in futuro.

    Recentemente e' stato dato molto spazio su tutti i media ad un nuovo lavoro di Rose (nome che suonera' familiare a chi ha letto il primo articolo) ed altri scienziati che condividono la sua opinione.



    Ma e' veramente cosi? Andiamo a vedere..

    venerdì 25 gennaio 2013

    "Carpe cruciane" ed altri parassiti sessuali

    Se, come penso, tra i lettori ci sono degli affezionati del cartone animato Sampei, qualcuno forse ricorderà una puntata in cui il giovane pescatore giapponese introduce in un acquario una femmina gravida di carassio (tradotto erroneamente come "carpa cruciana", dall'inglese "crucian carp") insieme ad una trota ed inspiegabilmente le uova si schiudono, nonostante non ci fossero maschi a fecondarle.
     Il racconto prosegue con Sampei che racconta l'accaduto alla gente del paese, che gli dà di bugiardo. Al che, Sampei ed i suoi amici si rivolgono ad un professore di biologia, il quale spiegherà che le uova sono state fecondate dalla trota e, ciononostante, i pesci neonati non sono ibridi ma carassi al 100%. All'epoca, la mia reazione fu di spegnere la televisione, convinto di dover smettere di guardare cartoni animati giapponesi. Sennonché, anni dopo, scoprii con stupore che la storia è vera, nonostante una grossa inesattezza raccontata nel cartone. Andiamo per ordine. Il pesce in questione è Carassius gibelio, una delle tre specie di carassio introdotte anche in Italia. Esso, al pari di un'altra cinquantina di specie ittiche finora conosciute, ha una peculiarità: le femmine possono accoppiarsi con specie imparentate, come le carpe o altre specie di carassio, dando origine a prole non ibrida. Come si spiega questo fatto?